Gandolfi: una visione del calcio che va oltre le partite
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Gandolfi: una visione del calcio che va oltre le partite


Il Presidente Onorario del Fossolo76 calcio Enzo Gandolfi, nonché Presidente del Circolo Il Fossolo, ha tenuto un incontro con i giocatori e le giocatrici delle nostre Prime Squadre ed i vari Dirigenti, durante il quale ha elargito le sue profonde e consuete perle di saggezza ad un largo pubblico di giovani, nei quali ha affermato di credere profondamente.

Di seguito il testo integrale del suo discorso, da leggere attentamente, fino all’ultima parola:

 

Parole, frasi argomenti su cui riflettere

 

Carissimi tutti: atlete, atleti e dirigenti,

avevo preparato un discorso di 15 minuti anche se mi avevano continuamente detto che già dopo 5 minuti molti di voi avrebbero pensato ad altro e avrebbero ascoltato solo per educazione. Ma io ho fiducia nei giovani e se all’università le lezioni durano 45 minuti considero questa una piccola sfida e sono certo che la vincerete.

Inizio col dirvi che sempre meno si dovrà agire a compartimenti stagni, trattando separatamente lo sport, o il divertimento o la stessa cultura come isole felici, sempre che lo siano, perché il mondo reale è sempre più interconnesso dai viaggi e dalla rete, ma lo è anche il nostro cervello, specie quello dei giovani, il vostro. Inoltre, quello che accade nel mondo non accade per caso. E se non accade per caso vuol dire che l’uomo ha un ruolo, quindi anche voi avete un ruolo. I ragazzi fra i 20 e 30 anni hanno la massima potenza sessuale, ma oggi è una potenza non riproduttiva perché non fanno figli prima di 35-40 anni. Hanno la massima potenza creativa: Einstein ha scoperto la relatività a 24 anni, Leopardi ha scritto l’infinito a 21 anni. Google ed Apple sono stati pensati da due studenti e il massimo che noi offriamo loro sono contratti a progetto. Molti della mia età spesso dicono: “ai miei tempi…” ma i miei tempi erano generosissimi ed oggi il futuro è certamente più imprevedibile dei miei tempi e non so se nasconde una promessa. Inoltre, se vien meno la fiducia nel futuro vengono meno anche tante altre spinte, motivazioni che possono utilizzare le notevoli potenzialità giovanili, le vostre potenzialità.

Ma io sono un ottimista ed ho fiducia nel futuro e quindi nei giovani, o meglio ho fiducia nei giovani che governeranno il futuro per questo ho fiducia nel futuro. Non a caso non è venuto da un settantenne come me, ma da una quindicenne, Greta Thunberg, il monito più importante di questo millennio e che ha scosso il mondo verso una economia che permetta alla a terra di sopravvivere. E se la terra implode, non c’è gioco del calcio che tenga, i problemi saranno ben altri.

Ed è per questo che ho deciso di parlarvi, spero che ascolterete tutto quello che dirò: frasi, riflessioni, opinioni su cui riflettere e nient’altro.

Non so se le condividerete, ma se vi faranno riflettere avrò ottenuto l’obiettivo che mi ero proposto.

Dopo anni di impegni prevalentemente sugli impianti sportivi ho sentito l’esigenza di organizzare un discorso su temi che in parte a voce ho trattato con i dirigenti ma mai coi giocatori. Ora il Fossolo76 ha acquisito una solidità ed una struttura importante nella città e credo che certe cose non possono più essere di dominio di pochi. Quello che segue è un discorso che continua ed allarga quanto ho mandato il giorno della presentazione della prima squadra. Mi ha impegnato tutto agosto e, per quanto ci abbia provato, capisco che ha parti retoriche e forse poteva essere anche più breve. Ma l’età ed i limiti personali non si possono cancellare. Vi chiedo quindi 15 minuti di attenzione. Molto? Forse, ma non tantissimo.

 

Inizio parlandovi di alcune mie riflessioni sul calcio. Se le avete già sentite, “repetita iuvant”, diversamente le sottopongo alla vostra attenzione.

La storia insegna che il gesto tecnico, la forza fisica sono importanti per un atleta ma a risultare determinante sarà sempre l’intelligenza. E questo vale anche nel calcio, quella intelligenza che porta l’attaccante ad essere nel punto giusto per mettere facilmente la palla in rete senza dover fare un gesto acrobatico, serve al centrocampista per collocarsi nel posto più strategico per difendersi o attaccare, serve al difensore per capire in anticipo cosa vuol fare l’avversario ed al portiere dove posizionarsi per parare più facilmente senza fare un tuffo impossibile. E questa caratteristica è difficile da imparare ma ancor più difficile da insegnare. Ma non per questo deve essere accantonata.

Un giocatore non può considerarsi bravo e valutarsi importante per la squadra credendo che le sue doti tecniche e/o atletiche siano il suo punto di forza. Certamente sono importanti, ma la squadra è come una orchestra il cui direttore è l’allenatore e per avere successo ogni componente non solo deve saper suonare bene, ma anche al tempo giusto, e per far questo il giocatore deve essere sempre nel luogo che gli ha indicato l’allenatore quando non ha la palla e quando ha la palla deve ricordarsi cosa gli ha detto di fare in quella situazione. Non deve farsi prendere dalla foga, dall’istinto. E vi garantisco che non è facile né farlo né immaginare quale parte dell’allenamento soprattutto mentale deve essere praticato per raggiungere questa flessibilità.

Quasi sempre le partite si perdono non con un tiro o un passaggio sbagliato o un errore del portiere, ma smarrendo questa impostazione.

Imparare a stare in campo non è una cosa facile, l’istinto, la velocità del gioco, l’abitudine acquisita in anni di attività che avete alle spalle, non sempre con questa impostazione, sono difficilmente sostituibili dalla razionalità.

Nella mia esperienza personale, ho capito che lo sforzo più grosso, importante e difficile di un allenatore è insegnare a come stare in campo e per un giocatore aver, innanzitutto, capito bene cosa chiede l’allenatore, e poi con convinzione metterlo in pratica.

E la convinzione è parte fondamentale per fare le cose bene in qualunque contesto. Se uno è convinto, sarà molto più facile mettere in pratica le indicazioni ricevute dall’allenatore. Mentre l’allenatore ha il compito di costruire un modulo di gioco che sfrutti le potenzialità dei giocatori per cui o ha un gruppo che ha le caratteristiche adatte per il gioco che vuole sviluppare o deve modellare l’impostazione del gioco sulle caratteristiche dei giocatori. Il più delle volte la scelta è intermedia fra queste due situazioni.

 

Vi parlerò ora di due parole che spesso mi hanno creato problemi di comprensione personale.

Collaborazione e competizione: pur riconoscendo che la competizione, e mi riferisco anche ad un contesto più vasto ovvero competizione nella carriera, nella vita, nella scienza…è un incentivo importante per migliorarsi, io privilegio la collaborazione perché stimola sentimenti ed atteggiamenti orientati prima a capire le difficoltà degli altri, poi ad attivare modalità di aiuto.

E poiché non si vince da soli, non ci si salva da soli, il lavoro di squadra diventa fondamentale.

Ebbene il calcio, come ogni altro sport di squadra contiene nella sua logica entrambi gli aspetti: una collaborazione all’interno della squadra ed una competizione con l’avversario e questa miscela è una componente non piccola della sua bellezza.

È possibile conciliare i due aspetti? Ci ho ragionato molto e la considerazione che mi ha convinto di più, ma voi potreste trovarne un’altra, sta nella correttezza con cui si affronta l’incontro.

Se ci pensate bene c’è una parola che viene usata spesso: “sportività “che implica un atteggiamento competitivo ma leale. Vincere con l’inganno è una contraddizione nello sport anche se purtroppo è diffuso.

E nel calcio ci sono molti modi antisportivi: cadere in area simulando un fallo, irretire l’avversario con parole o comportamenti scorretti, far giocare un atleta con documenti falsi … sono atteggiamenti da rifiutare, qualunque sia la posta in gioco.

I furbetti non mi sono mai piaciuti in qualunque contesto e soprattutto nel calcio che, ripeto, è un gioco.

Inoltre, è importante terminare la gara senza animosità e spesso si utilizza tale parola dicendo che si ha accettato il risultato con sportività.

Apprezzare l’eventuale valore e superiorità dell’avversario, sapendo però che la palla è tonda, e si può vincere, regolarmente anche da un avversario più forte, o per fortuna, o per errori arbitrali o per la casualità che aleggia su ogni situazione della vita o perché si è giocato al massimo delle proprie possibilità è il modo giusto di affrontare una gara. Questo per sottolineare che non si deve mai entrare in campo demotivati di fronte ad una squadra riconosciuta sulla carta più forte ma neanche sottovalutarla. Gli esempi sportivi in tal senso sono moltissimi. Inoltre, in tal modo si impara anche ad acquisire questo atteggiamento mentale, utile anche nella vita: mai cedere di fronte a qualsiasi difficoltà ma resistere, resistere.

 

Ed ora cambio argomento, perché non posso lasciarmi sfuggire questa occasione di parlare a dei giovani.

Io sono stato un fisico e in fisica non esistono verità assolute, ogni legge fisica la si considera corretta ma solo fino a quando qualcuno ne rileva alcuni difetti e la sostituisce con una migliore. E questo, a mio avviso, vale anche per la vita in generale. Ogni regola, ogni legge, ogni comportamento che consideriamo giusto dobbiamo sempre capire che potrebbe anche aver bisogno di essere modificato, migliorato. Non esiste un modello di vita ideale, da copiare anche perché ognuno di voi ha caratteristiche ed esigenze diverse e questa è una ricchezza, se collettivamente sappiamo sfruttarla altrimenti ci distrugge.

Inoltre, il mondo vi offre molte opportunità, alcune più facili, altre più complicate ma siete, o meglio fate in modo da essere sempre voi, a decidere. E le scelte a volta sono scommesse.

Esistono comunque dei valori importanti da tener presente e in cui io credo, ma di nuovo non pretendo che siano anche i vostri valori anche se, sinceramente, vorrei lo fossero:

Rispetto delle idee, delle opinioni altrui, eventualmente da contestare con i ragionamenti mai con la violenza.

Capire cosa in realtà può dare realmente felicità, rifiutando gli stereotipi.

Il denaro in sé non rende felici, certo aiuta chi è in difficoltà vere, ma chi non ha difficoltà economiche vere non si faccia ricattare dalla voglia di avere o fare soldi. Io ho spesso detto e confermo di essere stato fortunato di aver potuto dedicare il mio tempo libero a gestire impianti, attività sportive e culturali gratuitamente. In tal modo ero e sono molto più libero e la libertà è una grande opportunità da non lasciarsi sfuggire.

L’onestà, che vi permette di girare in mezzo alla gente a testa alta in qualunque situazione e vi garantisco che vi da una grande serenità.

La solidarietà, che vuol dire riconoscere che alcuni possono essere in difficoltà e un aiuto, non sempre o solo economico, può aiutarli a superarle e di solito si ha più soddisfazione a dare che a ricevere.

E infine, forse per la mia professione, la fiducia nella scienza, nel ragionamento razionale basato su dati certi. Siamo in un mondo globale bombardati da tante opinioni, pareri per cui può essere difficile orientarsi ma per me è fondamentale quello che disse e scrisse 400 anni fa Galileo: i numeri, i fatti veri sono l’unico giudice neutrale e senza pregiudizi per discriminare fra opinioni diverse, per quanto possano giungere anche da persone autorevoli.

Quindi non fossilizzate le vostre menti su opinioni o comportamenti che ritenete assolutamente corretti, ma tenete aperta la mente verso ogni altra possibilità.

 

E veniamo al punto principale per cui ho sentito l’esigenza di parlarvi.

Ricordate una frase della lettera precedente:

“Godetevi il potere della bellezza della gioventù e del gioco del calcio”

La gioventù è un periodo bellissimo della vita, per le energie fisiche e mentali che si hanno a disposizione: è il momento in cui la vita vi offre molte opportunità di divertimento, di crescita interiore ma soprattutto di scelte di vita importanti. Non si può limitarlo o bruciarlo con una visione limitata, per questo motivo, benché giocare al calcio sia stimolante, appassionante, non richiudete tutta la vostra gioventù nel calcio. Programmate la vostra vita, il vostro futuro con il calcio come una componente ma non come l’unica componente e soprattutto consideratelo un gioco.

Questo atteggiamento vi farà vivere la vigilia delle partite con meno ansie e gioire per le vittorie con più pacatezza ma vi permetterà anche di assorbire le sconfitte e gli errori che farete, perché purtroppo ne farete, con meno amarezza.

Voi siete in una società di calcio che è inserita in un Circolo Ricreativo Culturale Sportivo che attualmente vi offre non solo una struttura sportiva ospitale e ben attrezzata, una delle migliori al nostro livello a Bologna, ma anche un ambiente aperto ad altre esperienze, possibilità. Voi forse non sapete che abbiamo uno dei circoli scacchistici più forti d’Italia, a proposito perché non organizzare nel post allenamento un torneo di scacchi fra voi giocatori e dirigenti, o anche un torneo di ping-pong o di carte…. ma abbiamo anche altre attività: persone che si cimentano nel teatro, in attività di ballo o motorie o conoscitive ma offriamo anche una ulteriore opportunità e credo sia unica: siamo aperti ad ogni possibilità di permettervi di organizzare iniziative che partono da idee dei cittadini. Ovvero da vostre idee.

Vorreste usare una sala per trovarvi ed iniziare una cosa che vi piacerebbe fare…costruire un progetto per immortalare le zone più belle della città …. Fare raccolta di oggetti particolari… costruire droni ed imparare ad usarli… ebbene proponete e vedremo se e come possiamo accontentarvi. Mi piacerebbe che voi consideraste il Circolo il posto non solo dove venite, vi allenate, giocate, ma poi via a divertirvi in altri luoghi, ma dove vi fermate perché potete fare altre cose che riempiono la vostra vita. Certamente non abbiamo risorse infinite ma credo che non riusciamo a sfruttarle. Ma sottolineo se deciderete di fare questa scelta non dovete farla per farmi un piacere, ma perché la considerate una opportunità da non lasciarsi sfuggire.

Purtroppo, ammetto che forse in questo ambito ho le mie colpe: non riuscire a trasmettere e convincere dell’importanza di queste opportunità.

 

Ma non posso terminare senza fare un accenno alla politica, vedete io sono stato educato dai miei genitori a considerare la politica una cosa sporca, io intuivo per chi votavano, ma non me lo hanno mai detto anche quando glielo ho chiesto esplicitamente. Erano nati in un periodo dove era pericoloso esprimere idee di dissenso e con il loro atteggiamento volevano evitare che io, preso dall’entusiasmo giovanile, dalla voglia di cambiare il mondo potessi avere cattive sorprese.

Discutere, analizzare in modo critico quello che accade, cercare di cambiare, migliorare l’ambiente in cui si vive mi ha sempre appassionato. Forse perché ho vissuto la mia giovinezza nel pieno del 68’ attraversato da un travaglio culturale forte, con idee non sempre positive, ma sicuramente con una spinta a discutere di valori con quegli entusiasmi che non ritrovo oggi.

Anche se, specie e fortunatamente fra i giovani, mi sembra che qualcosa stia cambiando.

Anche io ho impiegato molto tempo per convincermi che invece la politica è una cosa nobile se fatta bene, ignobile diversamente. È nobile perché è l’arte di combinare azioni che stimolino la gente a dare il massimo di sé stessi nell’interesse collettivo orientando poi le risorse disponibili tenendo conto delle diverse esigenze delle persone, senza favori o privilegi.

E state attenti io, specialmente nel mio ruolo, non vi inciterò mai a votare per un partito, non l’ho mai fatto, perché le cose non vanno imposte ma vanno assimilate, occorre essere convinti prima di fare una cosa e la convinzione, non può essere costrizione, ma va raggiunta con razionalità basandosi soprattutto sui fatti, dati oggettivi ed obiettivi in cui si crede.

Perché vi faccio questo discorso, considerato che siamo all’interno di una società sportiva dove normalmente si parla solo di sport.

Perché voi siete giovani e sono pochi i giovani che fanno sport e che considerano fare politica, discutere razionalmente di politica, sia una cosa bella e importante e credo che la colpa non sia dei giovani ma dell’ambiente che noi adulti abbiamo creato. E io vorrei fare qualcosa.

Ed è in questa ottica ho pensato che potevo iniziare parlando con voi di politica.

Questo discorso, anche limitatamente a quanto ho già detto è fare politica.

Una politica che però io declino nel cercare di convincere ed abituare i giovani a pensare che debbono vivere il loro futuro da protagonisti. Progettare il proprio futuro, non subendolo passivamente ma cercando di modellarlo sulle vostre idee sui vostri ideali, perché sono certo che li avete, che la sera prima di addormentarvi date vita ai vostri sogni alle vostre ambizioni che non possono limitarsi a voler vincere una partita o un campionato ma si arricchiscono di altri obiettivi. Non pensateli mai né irraggiungibili, né facili da raggiungere, calibrateli sulle vostre possibilità ma spingeteli un po’ oltre, siate consapevoli che non saranno facili da raggiungere, che subirete delle sconfitte ma vivrete anche la gioia di tante vittorie e comunque con la consapevolezza che anche il caso, la fortuna o la sfortuna giocheranno un ruolo nella partita della vostra vita dove una gioia non piccola sarà viverla da protagonista in modo da dare, col vostro piccolo contributo, un senso, un significato in più alla vostra vita.

 

E, scusate della lunghezza, ma volevo darvi parole, frasi opinioni su cui riflettere,

Ora, nel chiudere, ci tengo a farvi presente che la serietà della società di cui fate parte e che a questo punto sono orgoglioso di aver fondato ha prodotto persone che, anche, ma non solo grazie agli stimoli avuti in giovinezza, occupano ruoli anche importanti nella società italiana e alcuni di questi sono oggi i dirigenti del Fossolo76, altri hanno raggiunto traguardi importanti nella società civile, come Carlo Cimbri che io allenai da ragazzo e che ora amministra l’UNIPOL, una delle più importanti compagnie assicurative europee. E se l’Unipol ci ha aiutato è perché, conoscendomi da quando era un ragazzo, voleva lasciare un segno nel territorio e sapeva di aiutare una società sportiva fatta di persone serie, persone che a volte litigano anche fra di loro o fanno errori ma sulle cose importanti garantiscono compattezza, correttezza, serietà ed impegno per costruire un modello innovativo di porsi nel panorama calcistico. Non è facile e ci vuole tempo e io credo che per fare un salto di qualità occorra amalgamare modi diversi di vedere le cose. Un salto di qualità potrebbe anche significare uscire dai modelli tradizionali.

Anche perché oggi, il mondo del calcio, specie quello minore, e forse lo sapete, vede spesso apparire delle “meteore” che dopo un po’ tramontano, o degli opportunisti che cercano di utilizzarlo per interessi diversi dagli interessi che dovrebbe avere una società sportiva.

Occorre avere obiettivi forti, capaci di tenere la barra dritta nei momenti di burrasca, usando razionalità e correttezza come timone per individuare le scelte da fare. É comunque un percorso affascinante, dove le vittorie sul campo diventano uno ma non l’obiettivo più importante, perché le vittorie passano mentre i modelli societari, se sono validi, rimangono e fanno scuola. Una sfida che è partita con la nascita del Fossolo76 e che mi piacerebbe essere più giovane per potere dare ancora il mio contributo.

Qui voi trovate il meglio o, più correttamente, una delle migliori società che fanno calcio a Bologna in termini di valori, e che, pian piano, sta ottenendo anche ottimi risultati sportivi. Ce ne sono anche altre, ma non tutte. E volevo che lo sapeste.

 

Grazie per avere ascoltato, ed ora andate ad allenarvi con gioia ed impegno, godetevi questi momenti, non ho previsto commenti a caldo, perché l’obiettivo era darvi elementi per riflettere, ma sarò disponibile in futuro per discutere, scambiare idee, ricevere critiche su tutto quanto ho detto, anche perché ogni mattino mi alzo con delle cose da fare, ma ho sempre il dubbio di sbagliare, come aver fatto questo discorso.

Me lo sono chiesto più volte se facevo bene a farlo, poi ho deciso ed ora l’ho fatto.

 

Enzo Gandolfi (non amo Facebook ma se volete ho una mail a cui scrivere : enzo.gandolfi@gmail.com)

 

 


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