Il saluto di Anfossi
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Il saluto di Anfossi


Contro Reggio Emilia è stata la sua ultima partita: non solo con la maglia del Fossolo, ma anche di tutta la sua carriera. Un onorato percorso lungo vent’anni, che nelle ultime tre stagioni si era legato ai colori gialloblù: morale della favola, Matteo Anfossi, classe ’85, lascia il futsal con un curriculum pieno di successi, dove va inserita per forza di cose anche la grande cavalcata dell’ultimo anno.

Matteo, quando hai preso la decisione del ritiro?

Nel corso di questo campionato, ovviamente a malincuore, ma resa obbligatoria da tutta una serie di fattori che mi hanno fatto decidere in questo senso: gli impegni di lavoro e i problemi fisici di certo hanno inciso, ed anche l’età. Insomma, pensavo fosse arrivata l’ora di appendere le scarpette al chiodo.

Cosa ti rimane di questi anni con la maglia del Fossolo?

La grande famiglia che si è creata, grazie ad Alessandro Sandoni e Mariano Corona, con cui abbiamo formato lo zoccolo duro fin dagli anni in C: l’estata scorsa grazie al ripescaggio abbiamo avuto l’opportunità di fare un campionato professionistico, e direi che a giudicare dai risultati ci siamo difesi alla grande…

Quarto posto finale in classifica.

Un grandissimo successo, che vale alla squadra un voto alto in pagella: in primis perché era il primo campionato tra i pro, e in secondo luogo perché è il coronamento di un percorso partito tre anni fa.

Durante la stagione hai di fatto “battezzato” il tuo erede Sapia.

Luigi è in gamba, molto corretto e trasparente, quest’anno passato da me di fatto ai box ho provato a dargli tutti i consigli possibili: direi che i risultati si siano visti appieno, e che la porta del Fossolo sia in ottime mani.

Qual è il ricordo che ti porterai dentro di questi anni?

La prima parte di stagione di quest’anno, dove abbiamo capito di avere una grande potenziale che poteva andare ben più in là della semplice salvezza: è stata una splendida cavalcata, e forse mi spingo a dire che l’unico rammarico è non aver avuto sempre la continuità degli ultimi tempi. Ci saremmo potuti anche giocare il campionato, ma va bene così.

E della tua carriera?

Per me sono state importantissime due persone, e cioè Alessandro Sandoni e Mariano Corona, che cito nuovamente anche a costo di ripetermi: quando era giocatore, con Mariano abbiamo vinto diversi campionati, ci sono stati tanti momenti di soddisfazione personale. Poi cinque-sei anni fa, quando avevo smesso per motivi di lavoro, è stato fondamentale per riportarmi in campo. E di questo, non smetterò mai di ringraziarlo: come anche a tutta la grande famiglia Fossolo, che porterò sempre nel cuore. Non è un addio, ma solo un arrivederci…


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